Riprendere in mano, dopo otto
anni, il progetto Little Nemo è stata una piacevole e particolare
sensazione. Di colpo mi sono tornati alla mente tanti ricordi che hanno
scandito la nascita e la realizzazione di questa fanzine. Sto parlando
di ricordi che abbracciano un periodo di 16 anni. E’ davvero tanto
tempo. Era l'estate del 1990 quando un'idea che mi ronzava in testa
da parecchio tempo cominciò a prendere una forma concreta. Mesi
prima mi era capitata tra le mani “Collezionare”, una fanzine
realizzata nella penisola. La rivistina era curata tra gli altri da
Francesco Manetti (uno dei più valenti critici italiani della
nuova generazione) e da Moreno Burattini, che poi sarebbe diventato
uno dei principali sceneggiatori di Zagor. Allora mi dissi: “Caspita!
Ma anche io voglio fare qualcosa di simile!”. Convocai Efisio
Bianco, un amico conosciuto un paio di anni prima, e gli feci “l'insana
proposta”: “Facciamo una fanzine e la chiamiamo “Little
Nemo!”. Fece appena in tempo a dire di si che eravamo già
al lavoro sul primo numero. Nel progetto venne subito coinvolto anche
Corrado Zedda (mio vecchio compagno di scuola dai tempi del liceo).
Avevamo bisogno di un argomento e di un ospite importante per caratterizzare
il nostro primo numero. Pensammo subito in grande. Speciale su Magnus
e intervista a Max Bunker. Nonostante alcune persone dell'ambiente sostenessero
l'idiosincrasia di Bunker alle interviste, noi preparammo lo stesso
le domande e le spedimmo. Nel giro di un paio di settimane il grande
“Max” ci diede sue notizie. Avevamo l'intervista! L'agosto
di quell'anno fu dedicato alla realizzazione del primo numero. Prendendo
a prestito il computer del mio ufficio, con la gentile disponibilità
dell'Ing. Farris, il mio titolare, iniziammo a scrivere, stampare e
impaginare con un folle (visto la scarsità di mezzi) copia e
incolla. Come promesso inviammo una copia del nostro lavoro a Max Bunker.
La cosa in realtà, a quel punto, sembrava finita lì. Ad
aprile del 1991, mi chiamò Efisio che mi disse:” Ascolta,
Luigi. Sta succedendo una cosa stranissima. Oggi ho ricevuto dieci lettere
di persone che richiedono la fanzine.” Un lampo illuminò
la mia mente. Proprio in quei mesi la Max Bunker Press aveva edito un
nuovo mensile chiamato “Bhang”. Corsi all'edicola e ne comprai
una copia. Nella rubrica delle recensioni di nuovi albi a fumetti, insieme
a riviste ben più prestigiose, c'era anche la segnalazione, con
tanto di copertina, dell'uscita di Little Nemo.
Adesso, magari, per chi non ha vissuto quegli anni, è difficile
rendersi conto delle difficoltà di realizzare una fanzine. Ma
per noi, vedere riconosciuto il nostro lavoro e il nostro impegno da
una professionista, addirittura con una recensione, era una gioia immensa.
Sulla spinta dell'entusiasmo ci mettemmo al lavoro sul secondo numero.
L'obiettivo era quella di portare la fanzine a Lucca Comics di quell'anno.
A ottobre il numero fu pronto e con Efisio partimmo portando con noi
circa 100 copie. A Lucca ci sistemammo sulle gradinate (luogo destinato
ai fanzinari) del palazzetto che allora ospitava la manifestazione e
esponemmo le copie della nostra rivistina. Il risultato fu che la mattina
successiva le avevamo già vendute tutte.
Al nostro ritorno in Sardegna ci fu però un momento di rilassamento.
Presi dalle nostre occupazioni e problemi personali, la fanzine iniziò
a occupare uno spazio sempre più piccolo dei nostri pensieri.
E fu davvero a fatica, che assemblando il materiale raccolto a Lucca
(interviste, disegni, etc.) riuscii, nel Marzo del 1992, a realizzare
il numero 3. Uno Speciale Lucca 1991 che portava in copertina uno splendido
disegno inedito di Fabio Civitelli.
Lo sforzo fu premiato perché di li a qualche mese L'Unione Sarda
dedicò a Little Nemo un ampio articolo nelle pagine della cultura.
L'occasione per realizzare il numero 4 ci fu data dall’uscita
l'anno precedente di Nathan Never a cui dedicammo un numero speciale
con copertina a colori degli Esposito Bros. Con quel numero, uscito
alla fine del 1992 la fanzine raggiunse il massimo della diffusione.
Fummo ospiti per due volte in programmi televisivi dell'emittente Sardegna
1; Henri Filippini, direttore editoriale della Glenat, ci richiese l'invio
di diverse copie della fanzine. Riuscimmo a superare la cifra di 500
copie vendute per corrispondenza, con alcune richieste provenienti dalla
Francia e addirittura dal Giappone! Si rese necessario anche il varo
di una fanzine parallela, Chance, dedicata ai disegnatori esordienti.
Dal 1994 al 1998 riuscimmo a pubblicare un numero all'anno, intervistando
tra gli altri Stefano Casini, Sergio Bonelli e Roberto De Angelis. Ed
ogni uscita era un successo. La media di copie richieste a numero superava
abbondantemente il centinaio, con ottime recensioni sulle riviste specializzate.
Il resto è storia recente, come spiega Corrado Zedda nell'editoriale
di apertura di questo numero.