IL RITORNO AL FUTURO
DELLA DISNEY
TOPOLINO NELLE STORIE DI
ANDREA CASTELLAN
 
di Corrado Zedda
         
 

Disney e consumismo nell’era del tutto e subito

Negli ultimi anni, una serie di politiche editoriali discutibili e il cambiare dei gusti, sia di chi raccontava sia di chi leggeva, stavano dando l’idea, a molti lettori di Topolino, che si stesse preparando l’inesorabile declino per i personaggi della Banda Disney, travolti dall’avvento di un modo di raccontare le avventure dei paperi e dei topi, che andava proponendo una mentalità fatta di modernismo a tutti i costi, esagerazioni e stravolgimento della personalità dei personaggi disneyani.

         

Soprattutto negli anni più recenti si è cercato di seguire, nelle storie raccontate, il modello del videogioco, col ritmo esasperato dell’azione, le cui fasi si susseguono talmente velocemente da non lasciare lo spazio per lo sviluppo dell’intreccio narrativo o, comunque, rendendolo frenetico e difficile da seguire. Tutto questo a scapito del vero e proprio racconto. Tali cambiamenti non si fermavano al solo aspetto narrativo ma investivano in maniera sostanziale e deleterio, anche l’aspetto grafico.
La stessa attività di formazione dell’Accademia Disney, nonostante il grande impegno degli ultimi quindici anni, è stata soprattutto occasione per formare un quadro di disegnatori e sceneggiatori dalle buone capacità professionali ma dal povero apporto di contenuti e fantasia, ingredienti che sono comunque alla base del successo reale di una casa editrice o di un personaggio, non solo per ciò che riguarda le copie vendute (che le immense capacità pubblicitarie della Disney garantiscono, insieme all’aiuto portato da una rendita di posizione consolidata da decenni) ma di creazione di un immaginario collettivo e di amore per un mondo in qualche modo sentito come proprio.
Sicuramente la Disney italiana possiede oggi un importante capitale, di autori e disegnatori, in grado di garantire uno standard produttivo costante, ma, di contro, ci si è arroccati su un grande appiattimento stilistico generale, con disegnatori dal segno uniforme e senza guizzi, o, quando i guizzi ci sono, estremamente esagerati e sgradevoli, talvolta al limite di un inutile e fine a se stesso sperimentalismo grafico. Difatti, nei casi più estremi, la decifrazione del disegno in funzione di quello che si vuole raccontare (concetto basilare del linguaggio fumettistico) è stata spesso problematica. Di tale nuova corrente “PK” ha mostrato sicuramente l’aspetto più hard e fastidioso, per non dire irritante, come provai a spiegare in un articolo scritto alcuni anni fa.

         
Non che la Disney sia per questo entrata in crisi di fatturato, tutt’altro, la sua espansione sul mercato è stata notevole nell’ultimo decennio e questo è un dato importante, perché significa contribuire positivamente anche all’economia del paese, grazie alla possibilità di far lavorare, direttamente o nell’indotto, un numero discreto di persone e, quindi, di famiglie. Solo che, non ci stancheremo mai di dirlo, anche Christian de Sica, “L’Isola dei famosi” e tanti prodotti assai mediocri fanno cassetta, ma non per questo propongono, se non valori, almeno contenuti di un certo standard qualitativo.
Dispiace dirlo ma usare il successo economico quale paravento per nascondere una strategia votata perlopiù allo sfruttamento consumista dei bambini e degli adolescenti, dandogli il nome di intrattenimento sereno per famiglie moderne è, comunque la si voglia vedere, un valore negativo, se esso non è mediato e bilanciato da altri fattori più positivi. Questo senza voler tornare alle sterili contrapposizioni del passato fra arte e divertimento, fra capitalismo e comunismo, fra consumismo e valori pedagogici alti. Diciamo che una maggiore dose di sensibilità e un’attenzione meno marcata alla diffusione di valori esclusivamente consumistici potrebbero sortire effetti sicuramente interessanti. Ma il passato è il passato e il futuro parla di ben altro, inutile ribadirlo. Così, la morte di Giovan Battista Carpi e quella più recente di Romano Scarpa, sembravano sancire, con la loro tragica ineluttabilità, la fine di un’epoca.
         

§ 2 Una ventata d’aria fresca

L’arrivo alla Disney dello sceneggiatore Andrea Castellan (noto con lo pseudonimo di Casty) è stato, come si suol dire, una lieta sorpresa, ancora più lieta perché inaspettata, in un mondo della critica fumettistica ormai preparato a impallinare qualunque sceneggiatore e disegnatore della casa editrice, percepita ormai da molti come una modernissima multinazionale dell’intrattenimento e del consumo, tendente esclusivamente al profitto ma senza un’anima. Aspetto contraddittorio per chi si rivolge principalmente ai giovani e ai bambini.
Più noto con lo pseudonimo di Casty, Andrea Castellan è nato a Gorizia nel 1967 ma, nonostante i suoi 39 anni, è operante solamente da qualche anno nel mondo del fumetto professionistico. La sua è stata la trafila tipica di chi ha seguito un indirizzo artistico: si è diplomato all’istituto d’arte di Udine, e ha cominciato a pubblicare i suoi primi lavori sui giornali locali, soprattutto come vignettista. Quindi il passaggio al professionismo, attraverso la collaborazione con Silver. Nel 1994 debutta come sceneggiatore di Cattivik con la storia “Il ladrorobot”, mentre per Lupo Alberto comincia a scrivere nel 2000 e il suo primo lavoro è “L’idea originale”. A lui sono stati anche affidati, nei due mensili della Mck, testi e disegni delle rubriche “La galleria dell’errore” e “I giallissimi di Cattivik”.
Arrivato alla Disney senza passare per l’indottrinamento imposto dalla sua Accademia e, quindi, dotato di un modo diverso e più libero di sviluppare il proprio talento immaginativo, Casty ha mostrato da subito brillanti doti narrative, specializzandosi in storie di topi, che evidentemente sono nelle sue corde, un po’ come, nel disegno accade con Sergio Asteriti.
Un aspetto della sua personalità narrativa che risulta agevole individuare è la tendenza al recupero dello stile e delle atmosfere classiche del Topolino dei vecchi tempi, quello che si rifà alla tradizione americana di Gottfredson e a quella italiana di Romano Scarpa. Spesso la storia ad enigma, il Giallo classico è lo spunto narrativo da cui partono le sceneggiature di Casty, che riutilizza in chiave moderna i meccanismi d’intreccio (introduzione di misteri concatenati e di diversi personaggi sospettabili) e le suggestioni narrative dei grandi autori del passato (viaggi in località esotiche o nella vecchia Europa, dove l’azione continuerà a dipanarsi, ma anche l’accurata descrizione della quotidianità di Topolinia).
Dal grande autore veneziano Casty prende anche il gusto per l’invenzione di nuovi personaggi (come nel caso dell’antagonista di Topolino, l’ambiguo e perfido Vito Doppioscherzo o l’archeologa Eurasia Tost) o per la rivalutazione di vecchi nemici (Macchia Nera, soprattutto, il quale nelle storie di Casty possiede una personalità molto più matura e definita di quella che gli era stata cucita da altri sceneggiatori disneyani).
Anche le storie di avventura classica sono proposte da Casty secondo lo schema classico disneyano, opportunamente aggiornato ai tempi; la ricerca di un antico tesoro nella jungla sudamericana, l’inseguimento del mitico Colosso di Rodi sono raccontati con freschezza e originalità, grazie anche all’inserimento di azzeccate spalle e antagonisti di Topolino.
Il tutto viene narrato in una maniera sorprendentemente naturale, data la complessità narrativa generale, ed è questa la caratteristica degli autori di razza.

         
Semplicità e complessità insieme ma in modo estremamente naturale, dunque; non vi è niente di forzato nel meccanismo narrativo e nella caratterizzazione dei personaggi, al contrario di quanto possiamo leggere nelle storie di altri autori, che, pur avendo delle buone capacità narrative e una grande professionalità, spesso non fanno che snaturare la personalità dei personaggi Disney, attribuendogli una caratterizzazione che in qualche modo stona con quanto i personaggi Disney hanno storicamente rappresentato nell’immaginario italiano degli ultimi cinquant’anni.
Spesso, quando andiamo a leggere le storie di questi pur bravi autori, ci rimane la sensazione che questi vogliano quasi “imporre” la loro personalità su quella dei vari Topolino, Paperino, ecc., Penso ai pur bravi e professionali Tito Faraci e Francesco Artibani, che “devono” far vedere quanto sono bravi, specialmente ai critici del fumetto e scrittori di cose fumettistiche, e invece, il più delle volte, annoiano tremendamente, con il loro ricorso, per esempio, ai cliché dello spionaggio per adulti che su Topolino creano un curioso e sgradevole effetto di straneamento e distacco del personaggio da tutto un suo micromondo di riferimenti e certezze consolidate. Non è così, a mio parere, che si innova un personaggio. Affidargli le caratteristiche di un Marlowe, il pessimismo di un investigatore decadente o distaccarlo dal mondo abituale in cui vive, non è la strada migliore per modernizzarlo: lo si stravolge, questo si, ma il risultato che si ottiene non è automaticamente convincente; sembra quasi un’esercitazione di stile, come nel caso del mensile “Mickey Mouse”, clone editoriale del già menzionato “PK”, che difatti ha avuto vita breve.
 
In Casty, al contrario, non esiste la pressante esigenza di modernizzare a tutti i costi il personaggio o di stravolgerne determinate caratteristiche, poiché esso possiede già in sé tutte le potenzialità per essere moderno e perfettamente adatto ai tempi odierni. Gli spunti d’altronde non mancano. Il prendere spunto da racconti o film “adulti” per riproporli in una chiave e in un linguaggio adolescenziale è un classico della tradizione Disney, non solo italiana. Non è solamente un superare momenti di scarsa ispirazione, ma soprattutto uno sforzo rielaborativo spesso originale e dai gradevoli risultati, come quanto Casty propone in avventure quali Topolino e le regolissime del Guazzabù o Topolino e il Colosso di Rodi.            
Allo stesso modo, utilizzare il linguaggio dell’informatica e dei videogiochi, che sono forse il linguaggio universale dei ragazzi di oggi, non è un piegarsi al fenomeno del momento, ma, piuttosto, l’occasione per sfruttare le infinite potenzialità delle nuove forme di comunicazione per la creazione di originali trame avventurose, come avviene in Topolino e i colpi dell’uomo qualunque.
E così succede in storie come Topolino e il mistero pop, dove, addirittura, Topolino “accetta”, al contrario di fastidiosi ammiccamenti sempre più spesso presenti nelle sue avventure, di sembrare estraneo al mondo dei ragazzi di oggi, quasi vecchio e fuori moda di fronte alla diffusione dei modelli della musica pop contemporanea; non a caso la spalla che lo accompagna in questa occasione è l’adolescente Bruto (o, più familiarmente, Gancetto), ma in realtà il nostro eroe risulta essere, alla fine, un personaggio che colpisce e appassiona proprio per il ruolo che deve interpretare, non giovanilistico a tutti i costi.
Come si vede, la modernità c’è, è ben presente, nelle avventure di Casty, ma il personaggio non per questo ne viene fuori stravolto o modernizzato a tutti i costi. Topolino mantiene una personalità e una coerenza nelle sue caratteristiche di fondo, cosicché lo spirito è sempre quello del passato ma adattato ai tempi.
Un altro elemento interessante da segnalare e l’utilizzo della “prima” di copertina, come ai vecchi tempi, vale a dire, una prima vignettona introduttiva, che anticipa lo spirito o i contenuti dell’avventura, aumentando così il senso di attesa per quanto andremo a leggere. A questo recupero si associa l’utilizzo della copertina dell’albo per introdurre ancora meglio, creando un bell’effetto di attesa, la storia principale della settimana.
Dal canto loro, i disegnatori della vecchia guardia, De Vita e Cavazzano, disegnano spesso per Casty, e credo con molta soddisfazione, per il fatto di potersi cimentare con storie di qualità superiore alla media. Così l’apporto fra le capacità immaginative dello sceneggiatore, insieme a quelle di grandi maestri del disegno Disney, produce risultati brillanti, che sono un tuffo al cuore per i vecchi lettori, ma che non sono disprezzati dalle giovani leve. Tutt’altro, i ragazzini in particolare, gradiscono con entusiasmo avventure come quelle contro Doppioscherzo o l’Uomo ingannatempo (alias Macchia Nera) e quando incontrano la qualità la riconoscono e le tributano i giusti riconoscimenti: le storie di Casty & Cavazzano, quelle di Casty & De Vita sono colte nel loro spirito più genuino, piacciono e fanno sognare, cosa che purtroppo non accade con quelle di altri autori “moderni” del fumetto disneyano, che piaciucchiano e vengono dimenticate dopo una settimana.
Lo stesso Casty, inoltre, sembra essere un buon disegnatore disneyano, almeno a vedere alcune splendide copertine da lui realizzate per presentare le sue storie (nn° 2597; 2601 e, insieme ad altri disegnatori, i nn° 2565; 2577; 2593). Le storie da lui disegnate, però, mettono in evidenza capacità ancora da affinare e incertezze da eliminare.
L’attività del bravo sceneggiatore Goriziano non poteva passare inosservata ai critici e agli appassionati di fumetto che operano in Italia. Anche i forum dei lettori si stanno interessando con sempre maggiore attenzione alla produzione del bravo sceneggiatore, ecco, ad esempio, alcuni pareri espressi da lettori e appassionati disneyani, estratti da “Sbonk Forum”:
Mi auguro vivamente che sia già stata aperta una discussione incentrata sul buon Casty, piacevole sorpresa del panorama fumettistico disneyano nostrano. Personalmente ritengo che basti una sua storia per elevare di molto la media qualitativa di un albo del Topo. Le sue storie, specialmente quelle di carattere "avventurose", sono una vera boccata d'aria fresca. Unica nota negativa (che per me non lo è): Vito Doppioscherzo, inviso a molti (troppi) e dunque probabilmente condannato a scomparire... O no?.

Che ne pensate dell'ultima storia di Casty pubblicata sul Topo? A me è sembrata la solita (in senso buono) storia di Casty ben sceneggiata, dai ritmi ben dosati e dalle trovate simpatiche. Piacevole il ritorno della simpatica biologa marina di Puerto Minuto (fa piacere vedere che vi sia un po’ di continuity almeno nelle storie di uno stesso autore), magari un po’ troppo scontata la conclusione. La storia è comunque godibile e dimostra che Casty è, oggigiorno, la migliore New Entry nel panorama fumettistico Disneyano made in Italy.

Mi convinco sempre di più che esista un progetto-Casty: Trame avventurose, continuity tra le storie, nuovi personaggi, vecchi personaggi che ritornano, gag umoristiche, storie in due tempi e copertine inerenti. Senza dubbio questo autore ce la sta mettendo tutta per risvegliare il topo dal suo torpore. Se solo gli dessero ancora più pagine, maggior libertà e lo facessero osare di più credo potrebbe sfornare delle storie indimenticabili...

Larghi consensi, dunque, e critiche costruttive, quasi mai malevole, il che è già un evento nel piccolo e pettegolo mondo dei critici di fumetto. Andiamo allora a esaminare alcune delle sceneggiature fra le più interessanti fra quelle proposte dal bravo e modesto autore.

ELENCO DELLE PRINCIPALI SCENEGGIATURE SCRITTE DA CASTY

2488: Topolino e i mostri idrofili (disegni di Andrea Ferraris)
Un misterioso mostro sta incredibilmente aspirando le riserve idriche di Topolinia, lasciando all’asciutto pozzi, fontane, piscine, acquedotti… Storiellina carina e frizzante, alla quale non manca un pizzico di suspence, fino alla rivelazione finale del mistero.

         
2503: Topolino e le bizzarrie di Neoville (disegni di Massimo De Vita)
Folletti del bosco si oppongono all’avanzare della società moderna, fatta di distruzione dell’ambiente naturale e creazione di nuovi grandi agglomerati urbani. La città di Neoville è l’avamposto della civiltà e del progresso, ma Topolino e Pippo devono trovare una soluzione che renda la vita nel luogo accettabile a tutti.
         
2506: Topolino e la macchina dell’oblio (disegni di Massimo De Vita)
Prima importante storia dello sceneggiatore, che recupera il grande nemico di Topolino, Macchia Nera, qui ancora non dotato della possente personalità delle avventure successive, ma già “diverso” dal Macchia del passato. Diversi personaggi famosi di Topolinia hanno perso la memoria, o meglio, hanno perso quella parte di memoria che li caratterizzava nella loro attività: un grande pianista non si ricorda più le note musicali, un campione di calcio non ricorda come si gioca a pallone e così via. Qualcuno è intervenuto sui loro cervelli “aspirando” le loro capacità. Questo qualcuno è Macchia Nera, che sfrutta le potenzialità di un macchinario costruito da un ingegnoso professore che aveva inventato il modo per indottrinare le persone senza alcuno sforzo. Ma anche lui è vittima di Macchia Nera, che tolta la memoria al professore, sfrutta a modo suo l’invenzione per ricattare i malcapitati smemorizzati.
         
               
2507: Topolino e la spedizione perduta (disegni di Giorgio Cavazzano)
Una classica avventura, durante la quale Topolino e Pippo vanno alla ricerca dei componenti di una spedizione in Africa mai più tornati a casa. Li accompagna un nuovo personaggio creato da Casty per l’occasione: Eurasia Tost, che, nonostante l’impressione iniziale, si rivelerà durante il viaggio, una dinamica indiana Jones al femminile. Dotata di una personalità ben sviluppata e curata dal suo sceneggiatore, Eurasia ricomparirà in altre avventure successive.
         
               
                             
     
2511: Topolino e l’enigmatico enigmistico (disegni di Marco Mazzarello)
Pippo coinvolge Topolino in una gara fra esperti di enigmistica, alla ricerca del premio finale. I suoi avversari saranno il più grande esperto enigmistico del mondo e Pietro Gambadilegno, data l’esperienza da lui accumulata durante i suoi frequenti soggiorni in prigione. Si tratta di una storia che si segnala per la fantasia delle soluzioni nella sceneggiatura, dovute al fatto che è possibile sfruttare e adattare gli “enigmi enigmistici” alle diverse situazioni che Topolino e Pippo si trovano ad affrontare. Ad esempio, per entrare nella casa dell’enigmatico enigmistico, devono unire i puntini, oppure, per far comparire il loro interlocutore, devono “annerire gli spazi”… e follie di questo tipo.
           
                             
             
Topolino e Gancetto alle prese con le "strepitose" invenzioni dell'avo di Gambadilegno in "Topolino e l’isola nefausta"
             
                       
2519: Topolino e l’isola nefausta (disegni di Giorgio Cavazzano)
Divertentissima storia in cui Casty fa agire al fianco di Topolino il simpaticissimo Bruto, nipote del leggendario Gancio (e, per questo, chiamato ormai confidenzialmente Gancetto), entrambi personaggi usciti dalla penna di Romano Scarpa. La storia parte grazie a un interessante spunto iniziale: Gambadilegno e Topolino sono entrambi in possesso della metà di un’antica mappa, la quale dovrebbe condurre al ritrovamento del Narvalus, una nave creata da Petrus Nefaustus, avo di Gambadilegno e geniale inventore incompreso ai suoi tempi. Topolino e Gancetto si offrono di accompagnare Gamba alla ricerca dell’isola segnata sulla mappa, dove sarebbe naufragato il Narvalus. Qui, dopo alcune peripezie, incontrano l’avo di Gamba, che vive come se fosse ancora all’epoca di Jules Verne, il quale ha inventato una serie di oggetti e strumenti mai pensati prima: un alfanumeratore a vapore capace di risolvere un qualsiasi calcolo matematico in meno di venti minuti (un computer caffettiera dotato di topo, cioè mouse…), oppure telefonini sempre a vapore, un audiovisionofono (un televisore!) e tante altre cosette d’uso quotidiano, insomma, la scoperta dell’acqua calda! Bello l’incontro fra Gambadilegno e il suo avo, che trovano un’immediata affinità elettiva, pensando di realizzare insieme nuovi arditi progetti criminosi, ma il geniale inventore, al contrario del pronipote, troverà la maniera di riscattarsi.
             
       
Gambadilegno scherza (ma non troppo) con Topolino durante la ricerca di un indizio per la caccia al tesoro enigmistico in "Topolino e l’enigmatico enigmistico"
       
 
Doppio Scherzo
 
2523: Topolino e il segreto della balena nera (disegni di Giorgio Cavazzano)
Una storia di tipo ecologista, dedicata alla salvaguardia dei mari e delle balene, che devono sfuggire alla caccia spietata che viene loro fatta. In vacanza a Puerto Minuto, un minuscolo villaggio della Terra del Fuoco, Topolino e Pippo incontrano Estrella Marina, una simpatica oceanografa che studia l’ecosistema della regione a bordo del suo batiscafo. Da subito i nostri eroi sono coinvolti in un mistero che aleggia sul villaggio e sui marinai del posto. Bella e accurata la descrizione del villaggio, dei suoi edifici e degli abitanti, cosa che aiuta il lettore a immedesimarsi nelle vicende narrate.
     
 
2535: Topolino e il magnifico Doppioscherzo (disegni di Massimo De Vita)
In questa avventura Casty introduce un altro personaggio di sua invenzione: l’ambiguo Vito Doppioscherzo, antico compagno di scuola di Topolino, il quale è rientrato da poco in città e si è reso subito popolare ai cittadini perché con una serie di azioni spettacolari riesce ad arrestare dei pericolosi criminali. Grazie alla sua incredibile bravura, Vito riesce in breve tempo a rubare la scena a Topolino, fino a scoprire che in realtà… Si tratta di una delle storie migliori dello sceneggiatore, qui in grado di descrivere in poche vignette un’atmosfera e di caratterizzare in modo efficacissimo sia personaggi la cui personalità è ben rodata (lo stesso Topolino), sia gli antagonisti e i comprimari.
 
La caduta verticale della popolarità di Topolino di fronte ai suoi concittadini è sintetizzata magistralmente in poche vignette concentrate in una pagina in "Topolino e il magnifico Doppioscherzo"
                     
2543: Topolino e il mistero pop (disegni di Massimo De Vita)
Altra storia fra le più belle scritte da Casty, che fa agire ancora una volta Gancetto quale ottima spalla di Topolino. Una importante industria discografica topolinese è in subbuglio per la sparizione dei demo delle canzoni dei suoi principali artisti. A Topolino è affidata l’indagine, alla quale Gancetto contribuirà col suo entusiasmo e con la perfetta conoscenza del mondo musicale di suoi coetanei, passione che, decisamente, non è condivisa da Topolino, del quale Casty evidenzia, con gusto e simpatia, il distacco generazionale e culturale dai giovani d’oggi. Entrati nel mondo della musica pop Topolino e Gancetto scoprono come funzionano le cose al suo interno: la musica viene preconfezionata a seconda del target dei suoi fruitori e ogni artista (Jennifer Topez o l’incredibile rapper Emicranem) deve essere modellato su quello che il mercato dovrà offrire agli adolescenti. Così anche i look vengono preconfezionati e la musica risulta per essere, più che altro, un mero prodotto di consumo, mentre i ragazzi sono visti come semplici fruitori passivi del mercato. Per i vecchi leoni del passato pare non ci sia più spazio in un simile panorama discografico, senza fantasia e senza anima. Così almeno sembra. Un tema difficile e scomodo, dunque, che viene però affrontato da Casty con levità e delicatezza, senza nascondere nulla, ma anche senza farlo apparire una tragedia, mettendo in luce i tanti aspetti positivi della musica pop di oggi, grazie anche all’entusiasmo di Gancetto. Al termine della lettura si apre così uno spazio di riflessione sul tema della circolazione dei prodotti e delle idee fra i ragazzi e anche il finale si apre alla speranza, come nell’ultima vignetta, dove un ragazzo passeggia allegramente con un radione che suona “What a wonderful world”, di Louis Armstrong.
   
 

Il dialogo ai limiti del surreale fra Topolino e il rapper Emicranem, nel corso del quale si avverte il distacco generazionale fra il nostro eroe e i modelli dei ragazzi di oggi, come dovrebbe essere naturale. da "Topolino e il mistero pop". Da notare le diverse reazioni di Topolino, Gancetto e i discografici al momento della creazione del brano da parte di Emicranem.

 
2555: Topolino e gli scherzodollari (disegni di Silvio Camboni)
Ritorna Doppioscherzo, il quale cerca di prendersi una rivincita su Topolino, aiutato in questa occasione da Pluto (come si vede, Casty cerca di ritagliare uno spazio importante, a seconda dell’avventura, per ogni amico o spalla di Topolino). Il finale ricorda vagamente la fiaba del Pifferaio di Hamlin, comunque la storia rimane fresca e simpatica.
   
                   
2558:Topolino e la dilagante scherzelletta (disegni di Marco Mazzarello)
Terza avventura con Doppioscherzo, con una trama peraltro molto originale e l’importante ruolo di Minni, che aiuta Topolino nel finale, attraverso un dialogo al limite del surreale con l’avversario Doppioscherzo, un personaggio dotato di una personalità forte, come nella tradizione dei personaggi creati da Romano Scarpa, ma che non ha suscitato simpatie in una parte dei lettori.

   
           
  Topolino si è coperto le orecchie per non sentire la scherzelletta che lo condannerà a ridere a tempo indeterminato. In questo modo si instaura un dialogo stavolta davvero surreale col suo avversario, Vito Doppioscherzo. A Minni tocca il difficile ruolo di guidare Topolino nel piano per neutralizzare Vito. Da "Topolino e la dilagante scherzelletta"
                                         
 
2565: Topolino e il dono di Xamoc (disegni di Giorgio Cavazzano)
Attraverso una serie di vicissitudini cominciate a Topolinia, Topolino e Pippo si ritroveranno nelle foreste del Sud America a risolvere un mistero archeologico capace di riscrivere la storia delle antiche civiltà pre colombiane. Purtroppo, però, della loro scoperta non rimarrà una testimonianza materiale. Un’avventura archeologica nei canoni classici disneyani, ma ciò che rende interessanti anche storie di routine, come in questo caso, sono la freschezza dei dialoghi, l’attenzione per la scrittura, la caratterizzazione dei personaggi.

2569: Topolino e il bacio spaziale (disegni di Gigi Piras)
Storia breve che quindi non lascia spazio per un intreccio particolarmente complesso né per una caratterizzazione dei personaggi. Tuttavia, anche in questo caso si nota nell’autore quell’amore per la semplicità che non è banalità e che è un marchio di fabbrica delle vecchie storie Disney, quelle che ci facevano sognare da bambini, quando il mondo ci appariva più bello e poteva essere raccontato, quasi come una favola, nell’Enciclopedia Disney.

 
2577: Topolino e l’eremita degli abissi (disegni di Giorgio Cavazzano)
Enigma avventuroso, nel quale Topolino e Pippo affrontano, insieme a Estrella Marina, la loro amica biologa incontrata a Puerto Minuto, il mistero di un essere che si aggira nei dintorni di una prestigiosa località turistica, mentre a complicare le cose c’è il solito Pietro Gambadilegno. I nostri eroi giungeranno fino ai profondi abissi per scoprire che…

2580: Topolino e le regolissime del Guazzabù (disegni di Massimo De Vita)
Uno dei capolavori di Casty, una storia in bilico tra avventura fantastica, indagine poliziesca e malinconia per il desiderio di ritrovare un “paradiso perduto”. A Topolinia le persone sembrano come impazzite: si inseguono, ridono, scherzano, si comportano come se vivessero un grande gioco collettivo. Anche Topolino finisce per trovarsi all’interno di questa follia: una realtà virtuale o una vita parallela, nella quale si entra con l’aiuto di speciali occhiali: è il mondo di “Guazzabù”. Il bello è che come Topolino prova ad uscirne, subito ne prova malinconia e questa malinconia è contrapposta al tipo di vita che egli dovrebbe continuare a vivere nella realtà di tutti i giorni, fatta di televisione, economia, ecc. Quando si scopriranno i veri motivi per cui qualcuno ha creato Guazzabù, allora tanti nodi verranno al pettine… L’intera avventura è un evidente riadattamento disneyano al film “Essi vivono” (“They live”), di John Carpenter, in versione decisamente più scherzosa, anche se certe sequenze di Topolino che scopre la realtà virtuale di Guazzabù sono un misto di inquietudine e malinconia.

Guazzabu'
     
                 
  Memorabile sequenza in cui Topolino, annoiato dalla vita di tutti i giorni, rientra nel magico mondo di Guazzabù, da "Topolino e le regolissime del Guazzabù"      
2586: Topolino e il mistero dei tergicristalli (disegni di Marco Mazzarello)
Storia dal gusto ingenuo, che inizia con un mistero e si conclude con un finale “buonista”, che vagamente ricorda “E.T:” di Steven Spielberg, ma non troppo scontato. Comunque sopra la media disneyana.

2588: Topolino e lo sguardo del Basilisco (disegni di Massimo De Vita)
Vero e proprio giallo nella più pura tradizione investigativa topolinesca, come non sarebbe dispiaciuta a Romano Scarpa. Addirittura, nel vignettone di presentazione, troviamo l’elenco dei personaggi protagonisti, fra i quali si nasconde il colpevole, proprio come nei gialli classici da libreria. Il ritmo è ficcante e la suspence è forte e costante, con i vari indiziati che, uno per uno, vengono paralizzati dallo sguardo del basilisco nascosto nel giardino di famiglia. Salvo poi scoprire che…

 
2590: Topolino e gli spaventogrammi (disegni di Massimo De Vita)
Qui Topolino è quasi all’inseguimento di Minni, che da qualche tempo ha cambiato radicalmente comportamento: da grande fifona, pronta a spaventarsi per un nonnulla è diventata anche troppo coraggiosa e intraprendente. Tanto da suscitare i sospetti di Topolino, che viene a scoprire come la parte di anima, quella paurosa, di molti cittadini di Topolinia venga rubata da un misterioso personaggio e rinchiusa all’interno di speciali specchi, mentre i cittadini restano con la sola parte intrepida e aggressiva. Il fatto è che la cosa provoca parecchi inconvenienti.

2593: Topolino e il Colosso di Rodi (disegni di Giorgio Cavazzano)
Avventura nella tradizione epico colossale disneyana, che vede Topolino e Pippo aiutare la loro amica archeologa, Eurasia Tost a risolvere un enigma archeologico nell’antica isola dell’Egeo, dove rinverranno nientemeno che il leggendario Colosso di Rodi, che però è una sorta di robot telecomandabile costruito tremila anni prima. Il problema è che anche uno stranissimo scienziato pazzo è alla ricerca del Colosso e per questo si scontra con i nostri. Geniale la caratterizzazione dello scienziato, che ha come collaboratrice una scimmietta che lo scimmiotta in tutte le sue smorfie e in tutti i suoi atteggiamenti. Infelici, invece gli anacronismi linguistici al momento della scoperta del tempio greco all’interno del quale si conserva il Colosso.

 
   
Vignettone iniziale con la presentazione dei personaggi nello stile del giallo classico in "Topolino e lo sguardo del basilisco"
2595: Topolino e la settimana scomparsa (disegni di Marco Mazzarello)
In quest’avventura Casty porta a maturazione le sue notevoli capacità di creare intrecci complessi abbinati a una fantasia fuori del comune per gli standard disneyani. Per chi non ha letto la storia preferisco non raccontarla in questa scheda, in modo che la si possa gustare nella sua interezza. Tuttavia, l’imprevedibilità delle situazioni, l’attenzione per certi aspetti della quotidianità di Topolinia, lo strano fascino di vedere Gambadilegno e il nostro eroe collaborare e partire addirittura per un fine settimana a pescare, rende la storia indimenticabile e, non spiace ripeterlo, perché non è un’offesa per Casty, sembra uscita dalla penna del miglior Scarpa. Una delle più belle avventure di Topolino degli ultimi anni.
      Prima tavola de "Topolino e il Colosso di Rodi", secondo i canoni classici dell'avventura disneyana.    
     
2597: Topolino e l’uomo ingannatempo (disegni di Massimo De Vita)
Con questa avventura assistiamo al grande rilancio di Macchia Nera, da nemico poco sfruttato nelle storie disneyane, quasi dimenticato per lustri, al suo prepotente ritorno creato da Casty, che gli cuce addosso una personalità forte e perfettamente in grado di competere con quella del nemico storico di Topolino, Pietro Gambadilegno. Ora le sceneggiature assumono, se possibile, un’ulteriore complessità, mentre i personaggi, nel loro “ritorno al futuro”, conquistano o meglio, riconquistano una personalità vivissima, con Pippo che torna al suo ruolo di apparente tontolone che però alla fine ha l’intuizione giusta per aiutare Topolino a risolvere il mistero.
Topolino e Gambadilegno in vacanza insieme? Può capitare anche questo in una sceneggiatura di Casty! Da "Topolino e la settimana scomparsa".
     
2599: Topolino e gli effetti della disastrometa (disegni di Roberto Vian)
Una storia quasi commovente, nel suo inizio “familiare” e quotidiano, con Topolino e Gancetto (anche qui riproposto quale ottima alternativa a Pippo) che salgono sul tetto di casa per godersi il passaggio vicino alla Terra di una sensazionale cometa ma che poco dopo si trovano impegnati a risolvere un complicato enigma che lascia il mondo al buio dopo il passaggio di quella che si rivelerà una vera “disastrometa”.

     
Vignettone introduttivo alla prima bella avventura contro l'Uomo ingannatempo, da "Topolino e l'Uomo ingannatempo".
 
 
2601: Topolino e i colpi dell’Uomo Qualunque (disegni di Giorgio Cavazzano)
Forse la storia più bella fra quelle scritte da Casty, sicuramente fra le più divertenti, col suo alternarsi di mistero e colpi di scena continui, in un ritmo incalzante, a metà fra il giallo e il poliziesco d’azione. Un misterioso personaggio riesce a compiere dei colpi “impossibili” e lo fa nei modi più naturali possibili: prende i soldi nell’unico momento in cui qualcuno è distratto e poi non lascia alcuna traccia di sé. Tutti i personaggi, dai protagonisti all’antagonista (un grandissimo Macchia Nera), fino ai comprimari (il Commissario Basettoni, soprattutto), sono perfettamente inseriti nel meccanismo narrativo, che gira come un orologio svizzero, nonostante l’evidente complessità dell’intreccio. Fantastica anche l’idea di anticipare una continuity, nel finale, quando Macchia Nera, finalmente arrestato, non si dà per vinto e comincia ad architettare la sua fuga.
         
2608: Topolino e il duplicatrone (disegni di Roberto Vian)
Lo spunto iniziale è davvero carino: a Topolinia cominciano a comparire le copie di molti topolinesi, che si comportano esattamente come i loro originali. Anche perché credono di essere loro i personaggi originali. Qualcuno è riuscito a creare dei cloni, che ora minacciano di smantellare l’apparato sociale e burocratico della città, soprattutto quando sarà il momento di riscuotere lo stipendio e decine di signor Smith, di commissari Basettoni, ecc. si recheranno in banca… Purtroppo lo sviluppo della narrazione non mantiene quanto promesso inizialmente, dato che lo svolgimento adotta delle soluzioni piuttosto banali, e anche l’utilizzo di Macchia Nera risulta alla fine poco incisivo. A discolpa di Casty vi è il fatto che nel giro di pochi mesi ha dovuto sfornare una decina di storie, tutte di qualità sempre alta e qualche battuta a vuoto può capitare, eccome.
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Il talento immaginativo si esplica brillantemente in queste sequenze tratte da "Topolino e i colpi dell'Uomo qualunque", avventura in cui i colpi di scena e le soluzioni narrative adottate da Casty toccano il loro apice
   
 

2613: Topolino e le macchine ribelli (disegni di Casty)
Dopo tutto quello che si è detto finora, devo dire che se il lettore, incuriosito dalla personalità del nostro sceneggiatore, volesse cominciare a fare la sua conoscenza da questa storia, credo che rimarrebbe cocentemente deluso. Ci troviamo dinanzi, infatti, a un episodio mediocre, sia nell’idea di base, che nello svolgimento e, tutto sommato, anche nella realizzazione grafica. Si può comprendere che la storia sia stata concepita rapidamente in occasione del Natale e che, anche per questo, il suo proposito eccessivamente buonista deve far parte delle indicazioni di base per una storia disneyana a carattere natalizio. Tuttavia lo scadimento rispetto alle storie precedenti è troppo evidente per non pensare a un incidente di percorso. Anche il disegno, in cui Casty si cimenta per la prima volta, dopo le occasionali copertine dei numeri precedenti, si rivela non all’altezza, con i personaggi troppo statici, la poca fantasia nelle inquadrature e le difficoltà nel riempire gli spazi. Forse il bravo sceneggiatore è più illustratore che disegnatore di fumetti in senso professionale. Eppure, anche in episodi poco felici come questo vi è lo spazio per ammirare qua e là alcuni momenti interessanti e divertenti, così da permetterci per il futuro avventure sempre all’altezza delle capacità di Casty.

2619: Topolino e il caso sottilissimo (disegni di Lorenzo Pastrovicchio)
La vena narrativa ritorna, sia pure parzialmente, in questa simpatica avventura che vede il ritorno di Macchia Nera colpire attraverso una delle sue incredibili invenzioni, che gli permette di diventare letteralmente sottilissimo (da qui il titolo), crearsi un covo fra le intercapedini di due palazzi e da lì organizzare colpi dalle modalità inspiegabili, per Topolino e Basettoni. Ci penserà Pippo, con una involontaria intuizione a permettere ai nostri di giungere alla verità. Se l’idea e la trama sono eccellenti, purtroppo il ridotto numero delle pagine non permette allo sceneggiatore di svolgere adeguatamente i diversi spunti che l’intera storia consentiva e lasciava immaginare, togliendo molto alla riuscita finale.

2622: Topolino e il tenebroso canzonatore (disegni di Vitale Mangiatordi)
Anche questa storia possiede degli spunti potenzialmente interessanti, ma anche stavolta il numero delle pagine e una certa flessione di rendimento dello sceneggiatore (non è un fatto casuale, le ultime quattro storie scritte da Casty sono inferiori alla media della sua produzione) frenano la qualità finale. Non aiuta neppure il disegno di Vitale Mangiatordi, poco convincente nell’occasione. Peccato, perché Casty dimostra sempre molta fantasia, nel proporre lo spunto iniziale, nel gestirlo e nel caratterizzare i personaggi, ma non sempre si può essere all’altezza della propria produzione, specialmente quando si scrivono sceneggiature diverse ogni settimana.

2640: Topolino e la città taciturna (disegni di Casty)
Casty si cimenta nuovamente col disegno e dimostra di aver compiuto dei passi avanti nell’organizzazione degli spazi e nella cura dei particolari, che erano i suoi principali punti deboli. Ma è la storia nel suo insieme che piace e convince. Essa segna un ritorno ad alcuni temi classici delle storie di Romano Scarpa, come lo svolgimento dell’azione in immaginari staterelli europei e l’ingenuità non banale attorno alla quale ruotano gli avvenimenti. Nel piccolo regno di Taciturnia ogni parola, ogni rumore, ogni soffio è severamente vietato e i suoi abitanti per comunicare utilizzano una serie di cartelli contenenti frasi standard, le quali, se inavvertitamente mescolate, creano inconvenienti buffi o pericolosi, come accadrà proprio a Topolino. Per far ritornare le cose alla normalità Topolino viene nominato leader della rivolta, attraverso una serie di gags che in tutto e per tutto richiamano la narrativa disneyana classica degli anni Trenta e Quaranta, come nella memorabile avventura di Topolino sosia di re sorcio. Sono sempre più chiari, insomma, i punti di riferimento stilistici e ideali delle storie del bravo sceneggiatore goriziano.

             
2646-2647: Topolino e il dominatore delle nuvole (disegni di Giorgio Cavazzano)
Una storia bella ma rovinata dalla bizzarra politica editoriale della casa editrice. Ho fatto riferimento in diversi momenti al fatto che le storie di Casty soffrano di un limitato numero di pagine, che non consente il pieno sviluppo degli spunti narrativi e delle potenzialità in genere del bravo sceneggiatore. Finalmente gli viene dato più spazio e Casty costruisce una bella storia, ricca di azione e di suspence. Ma anche stavolta il meccanismo si inceppa, o meglio, viene fatto inceppare. Difatti, la storia del dominatore delle nuvole non è una classica avventura disneyana in due puntate, ma una storia forse originariamente concepita in un atto unico o, forse, in modo più ampio e complesso. Basta dare un’occhiata a come è stata divisa fra i due albi per farsene un’idea. La prima puntata raggiunge le abituali 32 pagine dei canoni disneyani adottati per le storie a puntate, mentre la seconda si ferma a sole 22, ben al di sotto anche del numero minimo di pagine dedicato alla storia di apertura di ogni numero. Il totale fa 54 pagine contro le 65 di media delle classiche storie a puntate disneyane. Il perché di tale scelta risulta inspiegabile. Se Casty aveva ottenuto l’ok per una storia a puntate avrebbe potuto godere di un’altra decina di pagine per condurre a buon fine la storia, senza il finale sbrigativo che la chiude ed è strano che l’abbia voluta far terminare in un simile modo. Se, più probabile, la storia era stata concepita in un atto unico, perché spezzarla inutilmente? Troppo lunga per concentrarla in un albo? Troppo breve per dividerla in due? L’aspetto positivo, oltre alla bellezza della storia, che nonostante i difetti non si discute, sta nel fatto che alla Disney ci si sta accorgendo di avere fra le mani un talento naturale e lo si voglia far fruttare, anche dandogli la possibilità di realizzare storie a puntate.
                         
2650: Topolino e l’ingannevole gemello (disegni di Roberto Vian)
Un’altra storia al di sotto delle possibilità, stranamente claustrofobica e basata per gran parte del suo svolgimento sull’azione di tre soli personaggi: Topolino, Pippo e Axardo Alighieri, bizzarro ed enigmatico miliardario che ospita i nostri nella sua villa, che presto si rivelerà un luogo pieno di misteri e accadimenti difficili da interpretare. Il meccanismo del giallo stavolta è piuttosto rigido e permette al lettore di capire da subito dove la vicenda andrà a parare. Anche i disegni di Roberto Vian, al contrario delle prove precedenti, appaiono al di sotto dei suoi standard abituali.

             
Alla fine di questa pur breve disamina sull’opera del bravo sceneggiatore, non posso che concludere ribadendo che il talento di uno sceneggiatore si può misurare non solo dalla capacità di creare narrazioni coerenti, intrecci complessi e intricati, caratterizzazioni forti. Alla base deve esserci, ed è ovvio, l’amore per il personaggio; questo vuol dire anche rispettarlo, pur provando in certi momenti a inserire una piccola dose di irriverenza. Ma anche la semplicità, che è cosa ben diversa dalla banalità, è un valore importante. La semplicità di rendere naturali e leggere le cose complicate, ad esempio, o quella di rendere perfettamente moderno un personaggio con decenni di storia alle spalle, senza farsi assillare da concettualismi e modernismi fini a sé stessi o, ancora, di progetti faraonici nella loro impostazione ma non esaltanti nella loro realizzazione pratica, come pare di ravvisarsi nella recentissima saga “The Wizards of Mickey”, che accompagnerà i lettori di Topolino per oltre un anno sulle pagine del settimanale. Al contrario, con il suo “progetto”, Casty propone un’altra strada, più stimolante e affascinante che spero possa garantirci lunghi anni di divertimento e serenità. A grandi e piccini, oserei dire.