AUTORE COMPLETO?

SI, GRAZIE!

di Luigi Serra

La recente ripubblicazione in edicola delle opere di Pratt, Pazienza, Giardino e Manara,etc. ha dato modo anche a tanti giovani lettori di conoscere il lavoro di questi maestri del fumetto. Come conseguenza, nei vari forum su internet o sui siti di critica fumettistica, diversi appassionati, hanno cominciato a dibattere sull'assenza nel panorama fumettistico attuale di talenti del valore di quelli sopra citati.
Ma è possibile oggi avere questa aspettativa se lo scenario socio-culturale e soprattutto editoriale in cui questi autori sono nati e hanno potuto esprimersi non esiste più? E soprattutto siamo sicuri che i talenti non ci siano, o è piuttosto la situazione editoriale attuale a non permettere loro la giusta visibilità?
Negli anni '70/'80 esisteva una divisione fra le riviste di fumetti, quelle che pubblicavano il fumetto “d'autore” (Il Mago, Totem, Orient Express, Frigidaire, Corto Maltese, Eureka etc.) e quelle che pubblicavano il fumetto popolare (i fumetti Bonelli, Il Monello, L'intrepido, Lanciostory, Corriere dei Ragazzi, Il Giornalino, etc.). Anche Bonelli si inserì nel circuito delle riviste d'autore con ben due mensili, Orient Express (edita inizialmente dall'Isola Trovata) e con Pilot la versione italiana del mensile francese “Pilote”.
Le origini di questa differenziazione le possiamo far risalire all'aprile 1965 con la nascita del mensile “Linus”, ideato dal giornalista Oreste del Buono, del quale fu anche direttore dal 1971 al 1981. La rivista pubblicava i più grandi disegnatori nazionali e internazionali.
Uno dei grandi meriti di Del Buono è stato quello di aver cercato di dare al fumetto, considerato in genere un prodotto di sottocultura, una dignità pari a quella del cinema e della letteratura. Hugo Pratt per indicare la valenza culturale dei fumetti coniò la definizione “Letteratura disegnata”.
Molti nuovi autori non seguivano la solita trafila tra studi e presentazione di tavole di prova alle case editrici. “Puntavano direttamente al mercato allora nascente delle riviste d'autore, proponendo storie e disegni in cui si mescolavano echi dell'underground americano, narrativa di anticipazione, tematiche sociali (vedi l'articolo “Le riviste riviste" di Giancarlo Ascari in Orme n° 2 marzo 2005, Edizioni Free Books).
In varie città si vennero a formare delle aggregazioni di autori. Nel 1979 a Milano era stata fondata la cooperativa “Storiestriscie” una via di mezzo tra il sindacato e l'agenzia di distribuzione.
A Bologna nacque Valvoline che raggruppava diversi autori; i più rappresentativi erano Brolli, Carpinteri, Igort, Mattotti. Dalla ceneri di “Cannibale”, una rivista autogestita, nacque nel 1980 Frigidaire che ospitava i lavori di Scozzari, Pazienza, Tamburini, Liberatore.
Il più significativo risultato delle riviste d'autore del periodo fu raggiunto dal mensile “Corto Maltese” che con i primi numeri raggiunse un venduto di circa 50.000 copie; una cifra del tutto ragguardevole, se pensiamo che la media del venduto delle riviste analoghe si aggirava sulla 12.000 copie. Dal punto di vista qualitativo possiamo considerare tra le più valide Orient Express nella gestione di Luigi Bernardi, e soprattutto Eureka nella gestione Castelli & Silver.
Ma nonostante tutto questo proliferare di nuove riviste ed autori, i buoni propositi di Oreste Del Buono sono stati, purtroppo, spesso disattesi .
Il fumetto non dimentichiamolo, esiste in quanto connubio perfetto tra sceneggiatura e disegno. Purtroppo con l'andar del tempo si preferì privilegiare l'aspetto grafico rispetto a quello narrativo. Il disegno diventò più importante del soggetto e della sceneggiatura. Invece un capolavoro a fumetti esiste quando vi è un connubio perfetto tra sceneggiatura e disegno.
Il mondo dei fumetti in Italia dagli anni settanta ad oggi ha subito diversi cambiamenti sia dal punto di vista editoriale che dei contenuti. Una figura dominava la scena in quegli anni: l'autore completo. Con questo termine veniva indicato chi scriveva e disegnava da sé le storie a fumetti. Di questa categoria facevano parte autori come Crepax, Pratt, Magnus, Micheluzzi, Pazienza, etc. Di quelli ancora in attività ricordiamo Manara, Giardino e Serpieri.
Per un certo tipo di lettore “intellettuale” e per la critica gli “autori completi” rappresentavano qualcosa di molto simile ad una “rockstar”.
Per gli autori sopraccitati veniva e viene spesso usato il termine “genio” Ma si trattava di un appellativo corretto o fu grazie soltanto un certo tipo di critica e alla particolare situazione editoriale del periodo che alcuni autori rispetto ad altri meritarono questa investitura?
Se un autore completo deve essere considerato un “genio”, in quanto tale deve eccellere in entrambe le fasi della creazione di un fumetto. E soprattutto ci deve essere una qualità costante nelle creazioni da lui prodotte. E' come per chi fa sport. Sono le prestazioni straordinarie ripetute nel tempo che fanno di un atleta un campione. Purtroppo nessuno degli autori che pubblicavano in quegli anni ha allargato il bacino di lettori, anzi è certo che la sopravalutazione di alcuni di loro ha portato al contrario ad un disamoramento del pubblico.
Perché dal punto di vista editoriale la moria dei lettori dei primi anni '80, oltre alla concorrenza dei videogiochi e delle videocassette, è stata la scarsità di proposte interessanti da parte degli autori. Le riviste che pubblicavano il “fumetto d'autore” (con un costo notevole per gli standard dei fumetti del periodo) incominciarono ad inserire in copertina il nome dell'autore come uno specchietto per le allodole. Di questa moda imperante furono vittima anche i due settimanali dell'Eura editoriale, Lanciostory e Skorpio che seguirono la scia e cominciarono ad indicare in copertina i nomi degli autori.
In pratica l'autore diventava più importante del valore intrinseco del fumetto. La conseguenza era che il nome di un fumettista famoso stampato sulla copertina di una rivista dava automaticamente alla medesima una patente di qualità. Poi di fatto nei “mensili prestigiosi" accanto ai pochi grandi nomi venivano pubblicati fumettisti che avrebbero avuto difficoltà a pubblicare anche sui settimanali popolari come “Intrepido” e “Il Monello”. Molti degli autori che pubblicavano in quegli anni erano soprattutto disegnatori, seppure bravissimi, ma le storie che raccontavano erano il più delle volte un pretesto necessario ma non indispensabile. C'è da dire che queste riviste elitarie, se così le possiamo definire, comunque avevano un aspetto positivo: davano la possibilità agli autori di poter pubblicare.
Ma ben pochi di loro hanno, purtroppo, avuto una qualità costante nelle loro produzioni, con l'aggravante che rispetto ai colleghi del fumetto popolare, avevano dalla loro una totale autonomia creativa e in genere nessuna scadenza precisa da rispettare. Sicuramente, tutti grandi disegnatori, ma grandi autori completi no di certo.

Uno degli autori più osannati da un certo tipo di critica era Guido Crepax. Dotato di uno straordinario senso grafico, ebbe notevoli intuizioni nel montaggio della tavola e nella scansione delle vignette. Riguardando con attenzione i suoi disegni possiamo riconoscere i dischi, i libri, il design del periodo in cui furono realizzati. Le sue tavole rappresentano una sorta di memoria storica di quegli anni. Ma secondo chi scrive i meriti di Crepax si fermano qui. Riguardano solo l'immagine ma non i contenuti della narrazione. Che di fatto erano ripetitivi fino all'eccesso. Valentina, Bianca, Anita, tanti i personaggi creati da Crepax, ma a mio modesto parere si trattava sempre dello stesso tema cucinato con condimenti e gusti diversi. Nonostante questo era, di fatto, il fumettista più valutato dai cosiddetti “intellettuali” del periodo.
Un mito nel mondo del fumetto, a cavallo degli anni '70 ed '80, è stato Andrea Pazienza. Idolatrato dalla critica e da un certo tipo di pubblico, Pazienza era soprattutto un illustratore. I suoi racconti erano si efficaci ma troppo spesso legati ad esperienze personali. Ma, essendo venuto a mancare nel 1988, a soli 31 anni, non ha effettivamente avuto il tempo per esprimere tutte le sue potenzialità come narratore.
Milo Manara, efficacissimo disegnatore realistico, si è specializzato nel genere erotico, che gli garantiva e gli garantisce notevoli guadagni. Iniziò la sua carriera come fumettista nel con Genius con i fumetti erotico Jolanda De Almaviva. Fonda la rivista satirica "Telerompo" con lo sceneggiatore Saverio Pisu, sui cui testi nel 1976 disegna “Lo scimmiotto”. Notevole la sua collaborazione con il 'Corriere dei Ragazzi' dove su testi di Mino Milani illustra la storica "La parola ai giurati".
Nel 1978 Manara intraprende la strada dell'autore completo con "HP e Giuseppe Bergman" e nel 1980 con "Le avventure asiatiche di Giuseppe Bergman". Si tratta, purtroppo, di storie senza un filo logico e prive di contenuti. Le sue prove come autore completo non convincono, e non per niente le cose più significative le ha realizzate quando sono stati altri ad occuparsi delle sceneggiature. Con i testi del regista e amico Federico Fellini Manara disegna i fumetti 'Viaggio a Tulum' e 'Il viaggio di G. Mastorna detto Fernet'. Con le sceneggiature di Alfredo Castelli disegna “L'Uomo delle Nevi” e con quelle di Hugo Pratt “Tutto ricominciò con un estate indiana” e “Il Gaucho”.
Un dei mostri sacri del periodo era, appunto, Hugo Pratt, autore di un capolavoro come “Una ballata del mare salato”. Maestro della sintesi ed espressività nel disegno, si è sempre mantenuto su ottimi livelli. Purtroppo sul finire della sua carriera la sua voglia di “scrittura” era talmente “urgente” che iniziò a rendere sempre più sintetici i suoi disegni. Incrementando di pari passo il suo mestiere di solo narratore con la scrittura di diversi romanzi.
Di Magnus si è detto di tutto e di più, ed è da sempre, forse, l'autore di fumetti più amato dal pubblico. Ottima la sua prova come autore completo con “Lo Sconosciuto”, col passare degli anni si è però fossilizzato con storie ambientate nell'Oriente, più belle da guardare che da leggere. L'ultima sua pubblicazione è stato il Texone scritto da Nizzi, realizzato in sette anni di lavoro. Curatissima in ogni dettaglio ma che non ha aggiunto nulla alla sua carriera. E a quanto pare poco apprezzata dai tradizionali lettori di Tex.
L'eccezione che conferma la regola è Vittorio Giardino. L'autore bolognese può effettivamente essere considerato a tutti gli effetti la perfetta tipologia di autore completo. Creatore di diversi personaggi tra cui il poliziesco Sam Pezzo, il detective che svolge le sue indagini a Bologna, Max Fridman , serie di spionaggio ambientata a cavallo delle due guerre mondiali, e la saga di Jonas Fink , disegnata con un tratto ricco di dettagli, ambientata a Praga negli anni '50-'60, nel periodo del cosiddetto 'comunismo reale'. Il lavoro di Giardino brilla, inoltre, per l'accurata documentazione storica.
Un altro nome importante era quello di Massimo Mattioli che produceva fumetti per bambini come Pinky" il coniglietto su “Il Giornalino”. Un fumetto a suo modo sperimentale con montaggi e costruzioni della tavola innovative.
Mattioli era anche attivo nel fumetto d'autore con capolavori “duri” come "Joe Galaxy" e "Squeak The Mouse". Come non intravedere in Grattachecca & Fichetto dei Simpson molti elementi derivati da Squeak the Mouse?
A ben vedere, a fronte di una produzione editoriale complessiva assai vasta, molti di questi autori erano apprezzati soprattutto dalla critica, il grosso pubblico non ha mai premiato in Italia il “fumetto d'autore”. Tra i lettori delle riviste d'autore degli anni ottanta c'era la curiosa idea che nel fumetto popolare seriale la qualità dei fumetti fosse modesta. In realtà le cose erano ben diverse. Sul settimanale “Il Corriere dei Ragazzi”, venivano pubblicati piccoli gioielli come “Gli Aristocratici” di Castelli e Tacconi, “Nick Carter” e Sturmtruppen di Bonvi, “Altai e Johnson” di Sclavi e Cavazzano, “Lupo Alberto” di Silver, le opere di Micheluzzi, Valentina Mela Verde di Grazia Nidasio. Soprattutto le storie di Mino Milani, che proponeva adattamenti di classici, biografie di personaggi storici e “L'Ombra”, una via di mezzo fra “The Shadow” e “Il Punitore”!
Anche le “Edizioni Paoline” con Il Giornalino pubblicavano diverso materiale di qualità. Fra i tanti fumetti spicca lo straordinario personaggio de “Il Commissario Spada” disegnato da Gianni De Luca e scritto da GianLuigi Gonano. Questa serie pubblicata su Il Giornalino dal 1970 al 1982 fu uno dei pochi esempi, di poliziesco all'italiana, ricco di contaminazione con i fatti di cronaca del tempo.
Sul versante dei mensili popolari, nel 1977, un po' in sordina, la Sergio Bonelli (allora Editoriale Cepim) fece uscire “Ken Parker” di Berardi&Milazzo, questo sì, autentico esempio di “letteratura disegnata”.
E nove anni dopo la stessa Bonelli, pubblicò “Dylan Dog, il fumetto che ha cambiato la storia del fumetto in Italia e ha rigenerato un mercato editoriale ormai asfittico.
Quindi a ben vedere l'innovazione e la spinta propulsiva per il fumetto italiano è in realtà venuta dal fumetto “popolare” e non certo dal “fumetto d'autore”.
Dal 1986 in poi, Il fumetto d'autore è praticamente sparito, ingoiato dalla crisi del fumetto dei primi anni '80. Alcuni autori come Vittorio Giardino hanno lavorato soprattutto con il mercato estero, Manara e Serpieri hanno spinto l'acceleratore sulla produzione di fumetto erotico, e Magnus ha concluso la sua carriera lavorando al Texone per la Sergio Bonelli Editore.
Le cause di questa crisi sono in particolare due. La prima è che gli autori di un certo tipo di fumetto si sono in un certo senso scavati la fossa da soli, allontanando di fatto il pubblico, con la pochezza dei contenuti delle loro proposte.
La seconda è di carattere socio-culturale. Non dimentichiamo che gli anni '70, erano un periodo storico fortemente caratterizzato da fermenti socio-culturali, nati col “sessantotto”, e con battaglie sociali, come divorzio e aborto che segnarono la società italiana.
Non a caso anche nella musica, altro media autenticamente popolare, proprio negli anni '70 è esploso il fenomeno dei cantautori: De Andrè, Guccini, De Gregori, Bennato per citarne alcuni.
Da parte del pubblico c'era l'aspettativa di un certo tipo di prodotto culturale. I libri, la musica, i fumetti, dovevano avere dei contenuti. E se un parallelismo lo vogliamo trovare è proprio questo: gli “autori completi” nel fumetto e i “cantautori” nella musica.
Adesso, a distanza di tanti anni, lo scenario socio-culturale è totalmente cambiato. L'interesse per l'impegno sociale è quasi nullo. Il livello culturale medio italiano si è spaventosamente livellato verso il basso. I modelli da seguire per tanti giovani di oggi sono le “veline” e i “costantini” vari. Il piacere della lettura, soprattutto di fumetti, non esiste quasi più. Quindi se meno persone leggono fumetti la produzione degli stessi diminuisce di conseguenza.
E questo porta inevitabilmente alla giusta considerazione che fa sul suo sito Michele Medda (www.michelemedda.com) : “Il fumetto non è più come una volta perché non ci sono più tanti fumetti come una volta”.
Questo non significa la mancanza di sceneggiatori o disegnatori di ottimo livello, tutt'altro. Solo che gli autori di valore sono tutti impegnati a produrre fumetti nell'editoria popolare che è l'unica a garantire un significativo ritorno economico. Diversi di questi autori sono tuttora impegnati con la Sergio Bonelli Editore e con l'Eura Editoriale.
Tra i disegnatori che erano anche scrittori delle loro storie, c'era anche Carlo Ambrosini, che sin dall'inizio della sua carriera ha dimostrato di poter ambire ad essere un autore completo a tutti gli effetti. Quasi al tramonto delle “riviste di fumetto d'autore” nel 1984, su Orient Express (rivista che avrebbe chiuso l'anno seguente) pubblicò il serial a tema storico “Nico Macchia”, ambientato alla fine del XVI secolo, un'epoca caratterizzata da profondi contrasti religiosi. La serie, racconta le gesta di tre cavalieri di ventura -Nico Macchia, esiliato da Ferrara, sua città natale, Ninghe Dommert, un lanzichenecco che ha lasciato i propri compagni, e Mal Mouhal Assad, disertore dell'esercito ottomano.
Negli anni seguenti collaborò con la Sergio Bonelli Editore, disegnando Ken Parker e diversi episodi di Dylan Dog. Per l'indagatore dell'incubo ha addirittura realizzato da solo la sceneggiatura e i disegni di diversi albi.
Con la creazione di “Napoleone”, nel 1997, Ambrosini diventa il primo autore completo a pubblicare un proprio personaggio per la Sergio Bonelli Editore. Napoleone è un giallo psicologico ed introspettivo che analizza le anomalie della psiche.
Ora se Napoleone fosse uscito nel “periodo d'oro” del fumetto d'autore, stampato in un albo cartonato e magari a colori, i critici del periodo avrebbero gridato al miracolo e al capolavoro assoluto. Al contrario fosse uscito con le caratteristiche editoriali attuali, probabilmente lo avrebbero snobbato.
Un' altro caso è quello di Luca Enoch, che esordì nel 1992 sulle pagine del settimanale Intrepido creando Sprayliz una studentessa liceale con la passione per il graffitismo. Dal carattere indipendente ed intraprendente, riempie i muri della metropoli dove vive denunciando gli abusi di potere del sindaco e della polizia. L'ambiguità sessuale della protagonista attirò l'attenzione e l'interesse di gruppi gay/lesbici, nonché dei mass-media . Qualche anno dopo Enoch creò Gea, un fumetto semestrale che esordì in edicola nel Luglio 1999. È l'unico fumetto della Bonelli interamente realizzato nei disegni e nella sceneggiatura da un unico autore.
Un caso eclatante rimane quello di Leo Ortolani, per il fumetto umoristico, che partendo da pubblicazioni su fanzine. ha via via acquisito sempre più consenso, sino ad arrivare con Rat Man prima ad avere una propria testata e poi a realizzare del suo personaggio addirittura un cartone animato. Secondo mei si tratta del sicuro erede di maestri come Silver e Bonvi.
Nonostante l'attuale situazione editoriale, anche qualche piccolo coraggioso editore cerca di proporre il “fumetto d'autore” . I più presenti nel mercato sono la Kappa edizioni e la Coconino Press di Igor Tuveri.
Da diversi anni l'autore sardo pubblica volumi di alcuni tra quelli che si possono considerare gli eredi dei “grandi autori” di una volta. Tra i tanti ricordo, Davide Toffolo e Gipi, che raccontano a fumetti squarci di esperienze di vita.
Nei fumetti di Davide Toffolo troviamo una ricerca grafica e contenutistica molto personale che ha sempre seguito un coerente percorso creativo. L'ultimo suo lavoro è il toccante romanzo a fumetti “Il Re Bianco" che racconta la vera storia di un gorilla bianco, ormai in punti di morte, che vive nello zoo di Barcellona, vista attraverso l'“io narrante” del protagonista della storia. Quando era un bambino l'incontro col gorilla lo impressionò a tal punto che, anni dopo, decide di andare a rivederlo. Toffolo è senza dubbio un grande autore, che secondo me non ha ancora avuto il tributo che merita.
Nel sito di “Lucca Comics”viene così descritta l'opera di Gipi: “Dotato di un tratto espressivo e tagliente, ma soprattutto pervaso da una necessità di raccontare totale e totalizzante, Gipi rappresenta quanto di meno "fumettistico" si possa immaginare. Le sue storie, veri e propri romanzi a disegni, sono dure e drammatiche, i suoi protagonisti persone comuni alle prese con la vita e con il lato oscuro dell'animo umano. Esempio lampante è il volume "Esterno notte", prima raccolta pubblicata dall'autore pisano, che raccoglie cinque storie malinconiche e avvolgenti. "Appunti per una storia di guerra", il libro che l'ha imposto definitivamente all'attenzione del mondo, racconta invece la brutale e disumanizzante esperienza di tre ragazzi coinvolti nella realtà di una guerra immaginaria.”
Auspicio è che Gipi non rappresenti un caso isolato ma sia il capofila di una folta schiera di “nuovi autori” che abbiano qualcosa da raccontare e non facciano solo sfoggio delle loro abilità grafiche.
Una spinta importante per far conoscere al vasto pubblico anche i nuovi autori (che non siano i soliti Manara o Pratt) viene dall'iniziativa del quotidiano “La Repubblica” con Il lancio delle "Graphic Novel". In allegato con il quotidiano sono stati presentati diversi nomi del fumetto d'autore internazionale e nazionale.
Tra gli autori italiani ricordiamo Igort con “5 è Il Numero Perfetto”, Gipi con “Baci Dalla Provincia” e Lorenzo Mattotti con “Fuochi e Altre Storie”. Si tratta di prodotti di indubbio valore. Purtroppo dei modesti contenuti degli “autori completi” del passato ne stiamo ancora pagando le conseguenze. E' naturale, quindi, che In Italia non si sia mai dato al “fumetto d'autore” lo stesso valore di un libro di narrativa, perché gli autori, al di là del giusto e indispensabile fumetto d'avventura, non hanno mai avuto la voglia o la capacità di creare opere aderenti al periodo, al passo coi tempi, capaci di condividere un sentire comune pur restando comunque una espressione del loro autore.